La menopausa non è una malattia. Lo ribadisce anche la Società Italiana della Menopausa (SIM), eppure continua a essere trattata – troppo spesso – come se lo fosse.
La menopausa non è una malattia. Lo ribadisce anche la Società Italiana Menopausa (SIM): un concetto che condividiamo, ma la diversità dei disturbi e la loro intensità possono determinare gravi disagi nella donna.
Le donne, tra i 50 e i 55 anni attraversano naturalmente una fase di cambiamento che porta il corpo a una nuova fase, quella della menopausa. Siamo tutti d’accordo che si tratti di un passaggio naturale e, quindi, fisiologico ma troppo spesso questo concetto si porta appresso l’idea che bisogna subirne le conseguenze.
Invece, come vedremo nell’intervista di oggi con il dottor Michele Mastrocinque, ginecologo esperto in menopausa, la menopausa è una nuova fase della vita da affrontare, con gli strumenti giusti: da anni, infatti, lavora per diffondere ascolto, cultura della menopausa e personalizzazione dei trattamenti. Con lui abbiamo parlato di sindrome genitourinaria, terapie disponibili – ma soprattutto del potere dell’informazione, che può davvero cambiare tutto.
La menopausa: una fase della vita, non una condanna
Chi la vive sulla propria pelle lo sa bene: può essere faticosa, piena di interrogativi, e accompagnata da fastidi reali. Non si tratta solo di un calo ormonale: è un passaggio di vita che coinvolge la salute fisica, emotiva, relazionale e sessuale.
La menopausa non è una malattia, ma può impattare in modo importante sulla quotidianità di tante donne – spiega il dottor Mastrocinque – Donne giovani, perché oggi i 50 anni rappresentano poco più della metà della nostra vita. Un cammino sempre più lungo, che vale la pena preservare con cura. E non esistono disturbi di serie A o di serie B, tutti meritano attenzione. Anche le vampate di calore, che qualcuno considera fastidi minori, possono diventare un problema serio nella vita quotidiana. E le evidenze scientifiche ci dicono che sono anche associate ad aspetti cardiovascolari. Sottovalutarle è un errore.
Il 90% delle donne avrebbe bisogno di un supporto
Secondo il dottor Mastrocinque, il 90% delle donne in menopausa avrebbe bisogno di un supporto medico per affrontare i disturbi legati a questa fase della vita. Eppure, questo supporto spesso non arriva.
Non perché manchino i trattamenti,” precisa, “ma perché manca l’informazione. Il primo passo che faccio con le mie pazienti è sempre un colloquio personale di informazione sulla menopausa e su quello che possiamo fare, solo dopo possiamo costruire un percorso. Perché la scelta di essere trattata deve essere un diritto di ogni donna ma si può esercitare nel pieno della consapevolezza solo dopo una corretta informazione.
Le sorelle e il diritto alla scelta
C’è un esempio che il dottore ama raccontare, e che rende bene l’idea.
Seguivo due sorelle, entrambe in menopausa, una da due, l’altra da quattro anni. Storia clinica molto simile, situazione generale molto simile, comprensibile visto il corredo genetico da consanguinee. Ma l’approccio alla menopausa è stato completamente diverso. Una delle due ha voluto subito un trattamento per i suoi disturbi. L’altra no, mi ha detto: “La menopausa è naturale, quindi non serve fare nulla”. Dopo un anno, però, è tornata, e ha cambiato idea. Oggi entrambe seguono un trattamento di supporto differente, perché costruito su misura, in base alle loro esigenze e preferenze che continuano ad essere diverse.
Vedete? Le storie sono tante, sono tutte uniche, ma ciascuna ha dentro l’amore per il proprio essere.
Sindrome genitourinaria: chiamiamola con il suo nome
Una delle problematiche più comuni e meno raccontate è quella che per anni è stata liquidata troppo semplicemente come “secchezza vaginale”. Troppo semplice la definizione, troppo semplice anche l’approfondimento che i ginecologi, per anni, hanno dedicato a questo problema che molte donne in menopausa si trovano ad affrontare.
Oggi, per fortuna, abbiamo trovato un nome che ne disegna meglio i confini: sindrome genitourinaria della menopausa (GSM): una condizione che può coinvolgere vulva, vagina, uretra e vescica, quindi l’intero apparato genitourinario. Tutto è collegato e quindi anche una secchezza vulvo-vaginale è un disturbo che può impattare sulla qualità della vita, sulla sessualità, sulla fiducia in sé stesse e non bisogna trascurarlo. L’Atrofia Vulvo Vaginale evolve, peggiora con il tempo e potrebbe condurre alla reale impossibilità di avere rapporti intimi, ma non solo. Ecco perché Non va minimizzata. E soprattutto: ecco perché va trattata.
Il nostro compito di ginecologi è informare, non solo prescrivere
Per il dottor Mastrocinque, l’informazione deve partire dai professionisti.
Il nostro compito, come classe medica, è informare, non solo prescrivere. Non possiamo permettere che le nostre pazienti si formino un’opinione leggendo post virali o notizie da rotocalco. L’informazione deve basarsi su studi scientifici, su dati reali, non su impressioni.
In questo contesto, è fondamentale promuovere anche occasioni collettive di confronto. Io stesso organizzo giornate informative con le mie pazienti. Ci sediamo insieme, parliamo, condividiamo esperienze. E lì escono domande, dubbi, bisogni. C’è sete di informazione, tanta.
Questo tipo di attività di gruppo, molto vantaggiosa perché la condivisione dà l’idea che alcune problematiche siano del tutto comuni e quindi che non c’è niente di cui vergognarsi, dovrebbero farla anche i consultori, gli ospedali, le associazioni. Per il momento mi faccio promotore di queste giornate e riscontro sempre tanto interesse. Anche questo è un grande segnale da ascoltare.
Ogni donna ha diritto a sapere
Un messaggio è chiaro, ed è quello con cui il dottor Mastrocinque chiude la nostra intervista:
Le donne dovrebbero pensare: “Io voglio stare meglio. Ho diritto a stare meglio. So che c’è qualcosa che posso fare. Voglio essere informata.”
Per farlo, è necessario scegliere con cura il proprio professionista di riferimento, sentirsi libere di cambiare medico o chiedere un secondo parere. Oggi, in Italia, il 30% circa dei ginecologi si occupa attivamente di menopausa. Scegliere chi è formato su questi temi è un diritto.