Invecchiamento attivo: cos’è la terza età 2.0

invecchiamento 2.0

Lavoro, impegno sociale, cura dei nipoti, studio, sono attività che fanno bene e promuovono un approccio attivo all’età che avanza. Studi scientifici dimostrano che il dedicarsi ad attività quotidiane favorisce la salute mentale. È arrivata la nuova era dell’invecchiamento 2.0.

Non l’abbiamo inventata noi, l’espressione “Invecchiamento Attivo” esiste per davvero e ha una definizione precisa. Si tratta di una buona pratica codificata che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene necessaria, specialmente da quando è stato constatato l’innalzamento dell’età media della popolazione e il miglioramento generale delle condizioni, anche di salute.

La definizione di invecchiamento attivo la dà l’Unece (United Nations Economic Commission for Europe) che lo riferisce: “alla situazione nella quale le persone continuano a partecipare al mercato del lavoro o in altre attività produttive volontarie (come può essere la cura e la tutela dei familiari o attività di volontariato vero e proprio) e vivono la propria età in salute, in modo indipendente e in sicurezza”.

Niente più terza età considerata dunque come un momento di vita difficile, inattivo, di solitudine, di problemi, di depressione. Niente più termini come “vecchio, ritiro, pensionamento” – secondo l’ICAA, International Council on Active Aging – che vanno sostituiti da altri termini più consoni e rappresentativi della situazione reale: molte persone, donne e uomini, dopo i 55 anni sono ancora immerse nel mondo del lavoro e delle loro carriere, hanno figli adolescenti o preadolescenti, pensano alla pensione come qualcosa di ancora lontano da sé e hanno una lista di progetti da realizzare.

Le iniziative in Europa e nel mondo a favore di un invecchiamento attivo sono talmente tante che nel 2012 è stato proclamato persino l’Anno europeo dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni” che ha dato il via al cosiddetto “Active Ageing Index”, sintetizzato dallo schema qui sotto:

Active Ageing Index

Fonte immagine: Fonte immagine: https://statswiki.unece.org/display/AAI/Active+Ageing+Index+Home

L’indice di invecchiamento: il curioso esempio di Bizkaia, il Paese più attivo d’Europa

L’indice di invecchiamento attivo, come indicano le note sintetiche di questo studio, è uno strumento per misurare il potenziale delle persone anziane. Questo curioso riferimento mostra, in uno schema facile da leggere, gli indicatori dello studio scientifico e statistico che ha messo insieme tantissimi campi e che ha analizzato, Stato, per Stato, la situazione delle persone over 55.

Il pool scientifico che ha promosso questo studio, si è dato appuntamento alla fine di questo mese (settembre 2018) a Bizkaia (Bilbao) per una “silver week”, una settimana intera dedicata allo studio dell’età d’argento che vuole mostrare come possa esserci un esempio di vita sana per le persone di una certa età.

Campagna per l'evento di Bizkaia

E proprio Bizkaia è un esempio vivente di “inversione della piramide dell’età della popolazione”: in questo paese del nord della Spagna, un abitante su 5 ha più di 65 anni (circa 240 mila persone). Oltre alle politiche sanitarie per la popolazione, sono stati realizzati progetti innovativi per l’assistenza diretta. Ci sono scuole, corsi, attività sociali e di promozione che hanno reso Bizkaia uno dei posti migliori in Europa dove invecchiare attivamente.

E se restare attivi fosse il segreto per invecchiare meglio?

I dati raccolti aiutano a inquadrare una situazione nella quale il nostro Paese non spicca certo per opportunità e buone pratiche: il concetto in Italia si riduce, per così dire, a una richiesta di partecipare attivamente al mondo del lavoro sempre più a lungo e sono limitate le iniziative che stimolano la partecipazione dei neo-pensionati – ad esempio – in attività sociali o gruppi organizzati.

Tuttavia questo non deve essere un motivo per lasciar perdere: essere attivi significa in primo luogo prendere l’iniziativa ed essere in grado di provvedere a se stessi e a nutrire le proprie passioni.

No, davvero. Non c’è altro modo. Prendersi cura di se stessi significa in primo luogo dare ascolto alle proprie passioni. Così è possibile impegnarsi in cose piacevoli che hanno il grande merito di occupare proattivamente mente e corpo.

Invecchiamento attivo significa anche prevenzione e attenzione alla salute

Trova un esperto

Quando arriva la menopausa è il momento in cui il nostro corpo demanda a noi le attenzioni necessarie per mantenerci in forma, a lungo. Con la carenza di estrogeni vengono meno gli effetti protettivi di questi ormoni sull’organismo, per cui dopo la menopausa dobbiamo fare un po’ di movimento, mangiare il più sano possibile, evitare alcol e fumo che peggiorano i processi di invecchiamento e poi rispettare le buone pratiche di prevenzione.

Questo significa approfittare della possibilità offerta dagli screening periodici (spesso gratuiti) che aiutano nella diagnosi precoce e se per motivi vari non riesci a prenotare una visita durante le campagne, devi comunque ricordarti che è necessario:

  • Un consulto periodico, almeno 1 volta all’anno, con il ginecologo per verificare lo stato di salute dell’apparato genitale e limitare i danni per esempio in caso di Atrofia Vulvo Vaginale, e la tonicità del pavimento pelvico.
  • Una mammografia, almeno ogni 2 anni (o più frequente se indicato diversamente dal proprio medico), per controllare l’evoluzione delle ghiandole e dei linfonodi presenti nel seno e nel cavo ascellare, soggetti ad anomalie.
  • Pap-test ogni anno (o comunque come indicato dal proprio medico) per tenere sotto controllo eventuali infezioni per esempio da HPV
  • Esami del sangue, monitoraggio della pressione arteriosa, controllo della glicemia a seconda del giudizio del medico curante, in ogni caso almeno ogni 2 anni.
  • MOC e densitometria sempre su consiglio del medico curante, per verificare la salute delle ossa.

(*) Referenze

  • Nappi RE, Climacteric 2015; 18: 233-240
  • Nappi RE and Kokot-Kierepa M. Climacteric 2012; 15:36-44
  • Nappi RE, et al. Maturitas 2013; 75:373-379