L’alchimia dell’amore: la scienza spiega come erotismo, attrazione e fedeltà partano dal cervello

Quando all’inizio di una storia d’amore il nostro cuore batte all’impazzata, in realtà è il cervello, con le sue componenti chimiche, a scatenare quell’insieme di emozioni e di euforia.

Si legge questo nella quarta di copertina di un libro intenso e fresco, appena arrivato nei reparti “psicologia” delle librerie. L’autrice, Grazia Attili, ha scelto per questo libro un titolo emblematico: “Il cervello in amore” e non ci sarebbe potuto essere titolo migliore.

“Qui si parla di rapporti di coppia, del loro nascere e mutare nel tempo, di crisi e infedeltà, e del buon andamento di una relazione” e, indagando le “ragioni biologiche del come e del perché amiamo” si giunge fino alle moderne teorie sull’influenza determinante delle neuroscienze in un momento tanto intimo ma nello stesso tempo comune, com’è l’amore.

Che cos’è l’amor? È un indirizzo sul comò, d’un posto d’oltremare ch’è lontano solo prima di arrivare

(cit. Vinicio Capossela – Che cos’è l’amor)

Spiegare cos’è l’amore non è facile perché è un mix di sensazioni, emozioni e intenzioni personali e umani e il rischio di analizzare l’innamoramento è sempre quello di trasformare uno dei momenti più irrazionali della vita in uno sterile viaggio tra numeri e impulsi elettrici che ben poco hanno a che vedere con il batticuore.cos'è l'atrofia vulvo vaginale

La scienza, però, in alcuni casi ci viene in soccorso quando spiega che innamorarsi è uguale a tutte le età, non ci sono differenze e non ci sono regole in questo senso, proprio perché il cervello comanda una serie di attività che nel cuore e nelle emozioni trovano risposte.

Come dice la bella canzone di Capossela, citata nel titolo di questo paragrafo, l’amore è un sentimento, o meglio uno “stato” considerato irraggiungibile solo prima di arrivare.

Accade spesso, infatti, che persone che dopo una separazione, un divorzio o semplicemente dopo una vita da single, si sentano troppo “vecchie” per innamorarsi, per ricominciare una storia d’amore. Niente di più sbagliato: finché il cervello è nel pieno possesso delle sue facoltà, tutte possiamo innamorarci e a 50, 60 o 70 anni non ci sarà nessuna differenza nelle intensità delle emozioni provate. Parola di scienziati.

Il cervello innamorato e le sensazioni corporee

Nella parte intermedia del cervello, quello che viene chiamato sistema limbico, nascono le emozioni: è questa parte che si eccita quando proviamo rabbia, paura ma anche quando ci innamoriamo.

Quando queste emozioni sono forti, hanno la dirompenza di propagarsi anche nel resto del corpo generando una serie di reazioni visibili e invisibili: batticuore, rossore delle gote, fiato corto, pelle d’oca, ecc.

Una propagazione elettrica che avviene grazie a neurotrasmettitori.

“In tutto il mondo le persone amano. Cantano per amore, danzano per amore, compongono poemi e storie sull’amore, si struggono e vivono per amore, uccidono per amore, muoiono per amore”, dice Helen Fisher, una scienziata americana che ha seguito un importante e innovativo studio che ha messo a confronto le risonanze magnetiche (proprio così) di persone innamorate o che sono appena state lasciate.

Durante questo studio è stata evidenziata una minuscola sezione del cervello che letteralmente si “accende” quando siamo innamorati. È una zona in grado di produrre dopamina, chiamata anche il neurotrasmettitore del piacere o l’ormone della ricompensa.

La dopamina si diffonde nel corpo e produce gli effetti e le sensazioni che associamo all’innamoramento: euforia, benessere, batticuore, ma anche mal di pancia (in alcuni casi, quando le emozioni sono fortissime) vertigini e chi più ne ha più ne metta.

Questo neurotrasmettitore, però, interviene anche nella regolazione di altre importantissime funzioni dell’organismo, a livello del sistema nervoso centrale e periferico. È responsabile del controllo dei muscoli, ma anche della motivazione personale, del sonno, dell’umore, della memoria e dell’apprendimento.

Gli antropologi, spiega Fisher, non hanno mai trovato una popolazione nel mondo dove testimonianze di amore romantico fossero assenti. “L’amore romantico – dice la scienziata – è una delle sensazioni più potenti sulla Terra”.

Tuttavia, sia per la chimica prodotta, sia per la reazione che questo provoca nel cervello, l’innamoramento assomiglia molto a una dipendenza: una dipendenza perfetta perché ti concentri su una persona, ci pensi intensamente e quasi ossessivamente, la desideri, alteri la realtà, sei disposta a correre grandi rischi pur di conquistarla e, aggiunge Fisher, “possiede tre fondamentali caratteristiche della dipendenza”:

  • Assuefazione, perché hai bisogno di vedere sempre di più quella persona;
  • Astinenza;
  • Ricaduta.

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Desiderare il partner ancora dopo anni? Certo che si può!

L’équipe di Helen Fisher non si è fermata a spiegare come funziona l’amore nel cervello, ha voluto capire ancora meglio e più a fondo. Così, con lo stesso sistema di risonanze magnetiche, ha sottoposto allo studio un gruppo di persone che si diceva ancora innamorato del partner dopo 25, 30 anni di matrimonio.

Il risultato è stato sorprendente: quelle parti di cervello “accese” e stimolate nelle persone con una storia d’amore fresca lo sono ancora dopo tanti anni, continuando a diffondere sensazioni positive a tutto il corpo.

Il corollario di desiderio, senso di attrazione, voglia di prossimità, benessere diffuso, è lo stesso. Ecco che anche desiderare di continuare ad avere una vita intima attiva dopo i 50 anni, non solo è naturale perché dettato dal cervello, ma è anche un’occasione di benessere e sensazioni positive.

Tuttavia molte donne sono frenate dall’arrivo della menopausa, sia che si tratti di una relazione stabile e di lunga durata, sia che si parli di una relazione nuova. Questo perché i disturbi e i fastidi possono diventare impedimento a un rapporto soddisfacente e contemporaneamente possono portare a situazioni di disagio quotidiano tali da far desistere, a volte.

Ma perché rinunciare a sensazioni positive, di benessere, di soddisfazione, di passione quando può essere sufficiente una visita dal ginecologo per risolvere dubbi e disagi?

(*) Referenze

  • Nappi RE, Climacteric 2015; 18: 233-240
  • Nappi RE and Kokot-Kierepa M. Climacteric 2012; 15:36-44
  • Nappi RE, et al. Maturitas 2013; 75:373-379

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