Università della Terza età: il potere della cultura che tiene attiva la vita

università della terza età

In quasi ogni città d’Italia, negli ultimi vent’anni, sono nati servizi culturali rivolti prevalentemente a persone adulte noti come Università Popolari o della Terza Età. L’offerta formativa è estremamente interessante e varia e vale davvero la pena di informarsi per tenere la mente sveglia, per dare spazio ai propri hobby, per imparare sempre nuove cose e persino per rilanciare la vita di coppia. Ecco come.

“La cultura non è professione per pochi, è una condizione per tutti che completa l’esistenza dell’uomo”. (Elio Vittorini)

Per chi ha voglia di imparare qualcosa di nuovo, per chi ama studiare e ha un’indomita sete di conoscenza, per chi desidera mantenere in attività la mente e le passioni o per chi vuole semplicemente conoscere persone nuove e interessanti e allargare le proprie frequentazioni, le Università della Terza Età rappresentano un’eccellente opportunità di socializzazione e spesso offrono un’offerta formativa assai ampia e valida.

A metà degli anni ‘70, nel pieno della rivoluzione culturale, in Italia nascono i primi esperimenti di quelle che sarebbero diventate le celebri “Università della Terza Età” o “Università Popolari”, con l’obiettivo di educare, formare, informare, fare prevenzione, promuovere la ricerca ed aprirsi al sociale.

Questi centri presentano oggi un’offerta formativa per adulti molto intensa e aderiscono alla realtà sociale del territorio in cui operano per garantire anche una prossimità di servizio spesso indispensabile.

Generalmente si tratta di centri culturali di iniziativa privata e che non sono titolati al rilascio di titoli accademici, ma in alcuni casi particolari – e dove esiste un accordo con gli Atenei “ufficiali” – possono rilasciare Crediti Formativi Universitari assolutamente validi nei termini della legge o diplomi di frequenza spendibili.

Nel panorama nazionale le organizzazioni più strutturate e di antica presenza, alle quali afferiscono molti centri regionali, sono il Cnupi (Confederazione Nazionale delle Università Popolari Italiane), con una lunga e gloriosa storia alle spalle che inizia addirittura negli ultimi decenni dell’800, l’Unieda (Unione Italiana di Educazione degli Adulti) di più recente costituzione e la Federuni (Federazione Italiana tra le Università della Terza Età), tra le più frequentate d’Italia, con i suoi quasi 50 mila iscritti nelle sedi di tutto il Paese.

I corsi di studio sono organizzati nelle diverse sedi regionali e comprendono un amplissimo ventaglio di offerte che vanno dai corsi di informatica e web a materie più specificamente magistrali come archeologia, diritto, letteratura o storia dell’arte. Molte Università della Terza Età danno modo di frequentare anche corsi pratici di Yoga o cucina, fotografia, musica o scultura e in alcuni casi è possibile anche accedere a certificazioni di lingua straniera, di uso del computer o addirittura aggiungere al proprio bagaglio di titoli alcune prestigiose certificazioni come la Business Certification di Microsoft, sempre in ambito informatico.

Chi frequenta le Università della Terza Età in Italia?

Non c’è che dire, anche in questo noi donne dimostriamo di avere una marcia in più: sono infatti le signore ad essere iscritte in numero maggiore alla frequenza dei corsi nelle Università della Terza Età italiane, con una prevalenza per la fascia di età 50/70 anni.

Gli studenti iscritti, secondo le statistiche d’ingresso pubblicate dai vari centri, appartengono ad una categoria sociale con una cultura di partenza già medio-alta, per la maggior parte laureati o diplomati, che leggono e si informano e che sono attivi socialmente, dedicando tempo anche al volontariato, all’associazionismo o all’attivismo politico.

Si tratta di ambienti dunque molto stimolanti e in molti casi possono diventare il principio di nuove amicizie, di gruppi che condividono i medesimi interessi o gli stessi hobbies.

Non è un caso, infatti, che una delle attività extracurriculari più seguite, all’interno di questi centri, sia la partecipazione a viaggi organizzati, gite culturali ed escursioni con fini didattico-pratici.

Curiosità, conoscenza e “senso del noi”, l’elisir di lunga vita per il cervello e per la coppia

In molti casi l’iscrizione ai corsi delle Università della Terza Età avviene in coppia e diventa un piacevolissimo modo per condividereL'Atrofia Vulvo-Vaginale interessa una donna su 2 momenti di scoperta e di crescita personale molto efficaci per ritrovare il feeling e la complicità con il partner o per fare nuove amicizie, oltre che un’ottima strategia per mantenere il cervello giovane e attivo e allontanare l’incidenza delle malattie neurodegenerative legate all’invecchiamento.

Non esiste infatti un legame diretto e reale tra avanzare dell’età e diminuzione delle capacità cognitive; è soprattutto il mondo della psichiatria americana che si è occupato di studiare il fenomeno e raccontarne l’insostenibilità scientifica: secondo la ricerca Successful Aging (Età in buona salute) realizzata dalla MacArthur Foundation e riportata dal magazine “Pagina99”, “il declino mentale non è affatto da considerare una conseguenza inevitabile […]. Un terzo degli esseri umani in età matura non sembra toccato da perdite che riguardano le proprie abilità cognitive […]

Inoltre, si è creduto per anni che la neurogenesi, vale a dire la formazione di nuovi neuroni, avvenisse quasi esclusivamente fino all’inizio dell’età adulta, per poi fermarsi. Ma un numero sempre maggiore di recenti analisi dimostra, invece, che la capacità di creare nuove connessioni, acquisire abilità e informazioni, continua anche nel periodo successivo.”

Trova un esperto

La chiave di volta per continuare a sviluppare connessioni e mantenere attivi i neuroni è, esattamente come accade per i muscoli del corpo, continuare a sollecitarli con un’attività cerebrale costante e il più possibile intensa. Studiare e apprendere cose nuove è dunque il modo più semplice per “allenare” il nostro cervello e mantenerlo in forma.
Un cervello in forma diventa anche più capace di provare emozioni e sensazioni vivide e vivaci, di innamorarsi, di mantenere intense e coinvolgenti le passioni e gli studenti che frequentano le Università della Terza Età in coppia lo sanno bene: studiare insieme, fare esperienze e partecipare a momenti sociali con il partner è importantissimo, dice la psicologia, per creare un “senso del noi”.
Passare del tempo in modo costruttivo, avere obiettivi comuni, rappresenta uno dei 10 elementi più importanti per mantenere un rapporto di coppia intenso, sereno e duraturo: “[il senso del noi, ndr] è un sentimento profondo, basato sulla condivisione di tutto ciò che crea e rinforza un legame affettivo, e che va alimentato costantemente nel tempo”.
Ma come costruire e alimentare questo feeling empatico che garantisce il mantenimento del “legame speciale” che regola ogni coppia sana e affiatata? “Innanzitutto con quella complicità […] che pervade anche le piccole cose come i rituali piacevoli e tutti quei momenti emotivamente coinvolgenti che scandiscono il rapporto di coppia.
Ad esempio viaggiare e far vacanza insieme (anche una vacanza studio) – si legge nella ricerca – ritrovarsi a tavola, passeggiare tenendosi per mano, far l’amore, divertirsi, gioire dei momenti di intimità, ma anche affrontando uniti le inevitabili difficoltà della vita, le situazioni di dolore e i momenti di sofferenza, senza dimenticare l’importanza di avere un linguaggio comune che faccia da sfondo al rapporto di coppia, caratterizzandone in modo esclusivo le fasi evolutive”. In poche parole “fare cose insieme”, avere interessi comuni o maturarne di nuovi, è uno degli elementi che rende una coppia affiatata e unita.

I corsi più frequentati? Quelli sui social network e sulla sessualità in età matura

Cercando sulle rassegne stampa dei maggiori centri universitari popolari e della Terza Età del nostro Paese, emerge su tutti un dato molto interessante che riguarda i corsi più frequentati e richiesti nei centri culturali per gli adulti.
Le aule più gremite sono sempre più spesso quelle dedicate al mondo dei social network e delle nuove tecnologie in generale, accanto ai seminari sulla sessualità in età matura.
Da un lato, quello che muove le platee, è la legittima curiosità sull’utilizzo di mezzi di comunicazione nuovi e complessi che moltissimi sentono la (giusta) necessità di conoscere più a fondo, prima di utilizzarli in modo avventato o scorretto; dall’altro c’è invece il bisogno generale di parlare di una tematica fino a qualche tempo fa avvertita dai più come un tabù, ma che oggi non è più ammantata da questo velo di vergogna o di mistero.
La sessualità in età matura è oggetto spesso di dibattiti, lezioni e seminari che includono anche presentazioni di libri e incontri con psicologi e sessuologi. Questi incontri sono un ottimo momento di condivisione e di confronto sulle problematiche più frequenti e le risposte ai dubbi che sono comuni a moltissime donne, come per esempio quelle legate all’AVV e ai fastidi che i sintomi possono provocare proprio nell’intimità.

 

(*) Referenze

  • Nappi RE, Climacteric 2015; 18: 233-240
  • Nappi RE and Kokot-Kierepa M. Climacteric 2012; 15:36-44
  • Nappi RE, et al. Maturitas 2013; 75:373-379