Ma è proprio vero che in coppia è sempre meglio? Cosa ne pensa lo specialista?

La menopausa arriva spesso in un momento della vita in cui ci sentiamo ancora giovani, piene di desideri, di aspettative e di voglia di vivere. Eppure, il nostro corpo, a volte, sembra raccontare una storia diversa. La secchezza vaginale, il fastidio durante i rapporti, una sensazione di restringimento o semplicemente un’intimità che non è più quella di prima possono creare un disagio difficile da spiegare, persino a noi stesse.

L’idea di andare dallo specialista con il partner potrebbe essere ottima, ma non per tutte le donne. Per saperne di più ne abbiamo parlato con la ginecologa Carmela Ferreri, una specialista dalla lunga esperienza, che riceve in diversi centri della provincia di Imperia.

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Quando arriva la menopausa non sempre siamo pronte

«È quasi una sensazione di scollamento tra come ci sentiamo e come cambia il nostro corpo: quando arriva la menopausa possono nascere dubbi, insicurezze e silenzi. – spiega la dottoressa Ferreri – Silenzi che spesso riguardano anche la relazione con il partner e che rischiano di trasformare i disturbi ginecologici che possono essere correlati alla menopausa in un problema di coppia».

Ma quanto è importante parlarne con il ginecologo? È utile coinvolgere anche il partner durante la visita? E soprattutto, perché tante donne finiscono per accettare i disturbi intimi della menopausa come qualcosa di inevitabile?

Dal ginecologo con il partner? Prima di tutto viene la libertà della donna

Quando un disturbo intimo comincia a influenzare la vita sessuale, può sorgere spontanea una domanda: sarebbe meglio andare dal ginecologo insieme al partner?

«Personalmente preferisco avere un colloquio solo con la mia paziente e poi, in un secondo momento, se è una volontà specifica della donna, si può anche invitare il partner a partecipare. Anche con le giovani pazienti, con le ragazze, preferisco vederle sempre prima da sole, perché bisogna essere libere con se stesse e con il proprio corpo, senza sentirsi giudicate, libere di raccontare e di esprimersi.

Il confronto con il partner, poi, può avvenire se richiesto dalla paziente, soprattutto quando ci sono disagi che coinvolgono la coppia.»

Non si tratta di escludere il compagno o la compagna dalla gestione di un problema che potrebbe riguardare entrambi, ma di garantire alla donna la possibilità di esprimersi senza condizionamenti: parlare di secchezza vaginale, dolore durante i rapporti o diminuzione del desiderio può essere difficile. A volte ci si vergogna, altre volte si teme di ferire il partner, di essere fraintese o di sentirsi giudicate.

«Il rapporto con il ginecologo dovrebbe quindi rappresentare uno spazio di ascolto e fiducia – aggiunge la dottoressa Ferreri – nel quale raccontare liberamente i propri disturbi, i sintomi, ma anche le paure, le aspettative e le difficoltà che accompagnano i cambiamenti del corpo.

Coinvolgere il partner può essere utile, purché sia una scelta consapevole e condivisa. Un colloquio insieme potrebbe aiutare entrambi a comprendere che alcuni cambiamenti della sessualità hanno una componente fisica e ginecologica e non dipendono necessariamente dalla mancanza di attrazione o di affetto».

Menopausa e sessualità: il desiderio non scompare necessariamente con l’età

Esiste ancora un pregiudizio difficile da superare, nonostante tanti passi in avanti siano stati fatti: l’idea che, dopo la menopausa, la sessualità femminile sia destinata inevitabilmente a spegnersi. «La realtà è molto più articolata – spiega la dottoressa – La maggior parte delle donne continua ad avere una vita sessuale, anzi, auspicherebbe a volte di avere ad averla anche con maggiore continuità, vista anche la maggiore sicurezza contraccettiva che si ha con la menopausa. Nella mia esperienza, a volte sono gli uomini a essere meno interessati, perché possono avere problemi di salute».

«Dico questo perché il desiderio è qualcosa che nasce anche dalla conoscenza di sé e noi donne, per via delle tante esperienze che siamo giocoforza costrette a fare con la nostra intimità, dal ciclo mestruale alla gravidanza e al parto, siamo molto più confidenti con il nostro corpo. Gli uomini meno. Lo credo senza problemi. Chi continua ad avere rapporti riesce a comprendere la trasformazione del proprio corpo e di quello del partner.

Poi che la vita sessuale si possa modificare con gli anni non ci sono dubbi, ma non è una tragedia se non ci sono più rapporti penetrativi nella coppia. L’importante è mantenere una libertà di relazione e una vita intima soddisfacente, comunque essa sia».

Le parole della ginecologa invitano a considerare la sessualità come una dimensione che evolve nel tempo, senza necessariamente perdere significato o intensità.

«Il desiderio può cambiare per moltissime ragioni: fattori ormonali, condizioni di salute, qualità della relazione, stress, benessere psicologico ed esperienze personali. Ma non bisogna considerare la menopausa come un confine oltre il quale l’intimità perde importanza. La sessualità può esprimersi anche attraverso il contatto e tante altre forme di vicinanza fisica ed emotiva».

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Questo non significa, però, che una donna debba rinunciare alla penetrazione, quando la desidera, soltanto perché prova dolore o fastidio. Se i rapporti diventano dolorosi a causa della secchezza vaginale o di altri disturbi vulvovaginali, è importante comprenderne le cause e valutare con il ginecologo i trattamenti disponibili.

Adattare la propria sessualità ai cambiamenti della vita è una scelta. Rinunciare a qualcosa che si desidera perché si pensa di dover sopportare un disturbo è un’altra cosa.

Menopausa: quando la mente si sente giovane, ma il corpo cambia

C’è un aspetto della menopausa che non riguarda soltanto gli ormoni, ma anche il modo in cui percepiamo noi stesse. Dottoressa, come vivono le donne questo cambiamento? È facile riconoscere che alcuni disagi intimi dipendono dalla menopausa?

«La menopausa arriva quando il cervello si sente ancora giovane e i desideri e le aspettative sono ancora alti. Molte donne avvertono questo scollamento tra il sentirsi ancora giovani e il corpo che cambia. A cinquant’anni, e spesso ben oltre, molte donne si sentono ancora giovani, attive, attraenti, desiderose di vivere pienamente la propria relazione. Eppure, possono cominciare ad avvertire cambiamenti fisici che sembrano non corrispondere a ciò che sentono interiormente.

Molto spesso cercano una spiegazione per questi cambiamenti che non è di tipo ginecologico. Mi dicono, per esempio: “Dottoressa, io non ho più voglia”, oppure “Dottoressa, è come se sentissi un impedimento alla penetrazione, ma è solo una sensazione…”.

E quindi mi rendo conto che quando propongo un trattamento per superare questi momenti, che possono davvero avere un’origine ginecologica, a volte appaiono perplesse, come se stentassero a credere che dei cambiamenti fisici possono realmente avere luogo, che veramente possiamo cambiare».

È una situazione nella quale molte donne potrebbero riconoscersi.

Secchezza vaginale e Atrofia Vulvo Vaginale: perché molte donne si abituano a sopportare?

Uno degli aspetti più significativi emersi dall’intervista riguarda il modo in cui le donne percepiscono i disturbi intimi della menopausa. Ci sono molti disturbi della menopausa che – a quanto pare – le donne tendono a sottovalutare.

«Ci sono molti disturbi che compaiono in menopausa – spiega la ginecologa – Uno di questi è il disturbo vulvovaginale o Atrofia Vulvo Vaginale che a un certo punto della vita, da molte donne viene quasi accettato, come se diventasse parte dell’essere donna e della quotidianità. E le donne quasi rifiutano di trattare la cosa.

Basti pensare che in Italia il ricorso a trattamenti di tipo ormonale è ancora relativamente poco diffuso. Secondo le stime riportate dall’indagine “Cosa pensano le donne italiane della menopausa?” pubblicata dalla rivista Maturitas nel 2021*, soltanto il 7,6% del campione ha dichiarato di accedere a questo tipo di supporti, così come ancora poche sono quelle che decidono di seguire altri tipi di trattamento consigliato dal ginecologo per le problematiche relative alla menopausa, sia ormonali che non ormonali, sia locali che orali. Tantissime poi non completano il trattamento che viene prescritto.

Paradossalmente, anche se ugualmente fastidiosa, viene accettata facilmente un’infezione ricorrente come la cistite per la quale nessuna donna rifiuta di prendere un antibiotico o un antisettico locale, se prescritto, piuttosto che un trattamento per la secchezza vaginale.

Semplicemente: si abituano a sopportare certi fastidi, ma non va bene».

È una riflessione importante, perché racconta un atteggiamento molto diffuso: l’idea che la secchezza vaginale, il bruciore o il dolore durante i rapporti siano semplicemente conseguenze inevitabili dell’invecchiamento. Ci si abitua, si modificano alcune abitudini, si riduce magari la frequenza dei rapporti sessuali. E, senza quasi accorgersene, un disturbo che inizialmente sembrava piccolo condiziona la qualità della vita e le scelte personali.

Trattamenti per la menopausa e Atrofia Vulvo Vaginale: perché alcune donne iniziano un trattamento e poi lo abbandonano?

Ma non è solo un rifiuto categorico. Un altro aspetto riguarda la difficoltà di accettare e soprattutto proseguire i trattamenti per i problemi intimi derivanti dalla menopausa.

«Le terapie locali, come supporto aggiuntivo magari prima dei rapporti, vengono spesso iniziate, ma poi l’aderenza è scarsa. Molte pazienti non le portano avanti perché magari le ritengono scomode, difficili da mettere in pratica quotidianamente e le percepiscono come una limitazione destinata a durare per tutta la vita.

La terapia orale può essere più semplicemente accettata, è decisamente più facile, anche se – qualche volta – può sembrare un’altra pillola da prendere». Ciò che la dottoressa vuole comunicare è che ci vuole un po’ di impegno per qualunque trattamento: portarlo avanti può dare benefici reali.

Il consiglio della ginecologa: i disturbi intimi non devono essere sopportati

Tra tutti i messaggi emersi dall’intervista, ce n’è uno che merita particolare attenzione.

Dottoressa, quale consiglio darebbe a una donna che convive con secchezza vaginale, bruciore o altri disturbi intimi, ma continua a considerarli una normale conseguenza dell’età?

«Io alle mie pazienti dico sempre che non bisogna sopportare niente. Se si ha un disturbo vulvovaginale va trattato, cercando di migliorarlo, di capire da cosa dipende e quindi se si può risolvere.»

È un invito a cambiare prospettiva.

Per generazioni, molte donne hanno considerato alcuni disagi intimi come una componente inevitabile della propria vita. La menopausa, in particolare, è stata spesso associata all’idea di dover accettare una progressiva perdita di benessere genitale, urologico o sessuale. Ma la normalità dei cambiamenti ormonali non significa che ogni loro conseguenza debba essere sopportata.

La salute sessuale comprende aspetti fisici, psicologici e relazionali. Per questo, quando un disturbo vulvovaginale comincia a influenzare profondamente la relazione, la sola gestione ginecologica potrebbe non essere sufficiente.

« Quando il disturbo vulvare condiziona anche la vita di coppia, può essere utile affrontarlo da più punti di vista. Il ginecologo può suggerire il trattamento più adatto e fornire indicazioni pratiche per gestire i sintomi e prendersi cura del proprio benessere ogni giorno.

Però anche la salute della coppia deve essere tutelata e può esserlo attraverso il ricorso ad altri specialisti.» In base alle necessità, un percorso multidisciplinare può comprendere il supporto di un sessuologo, di uno psicologo o di altri professionisti con competenze specifiche.

Non significa necessariamente che la relazione sia in crisi.

Significa riconoscere che un problema fisico può avere conseguenze emotive e relazionali e che affrontarlo da più punti di vista può essere utile.

Prendersi cura della propria salute intima non significa voler fermare il tempo, ma continuare a vivere bene nel tempo che cambia.

—

* Fonte: Vaccaro CM, Capozzi A, Ettore G, et al. What women think about menopause: An Italian survey. Maturitas. 2021;147:47-52. doi:10.1016/j.maturitas.2021.03.007


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