Menopausa e problemi di emorroidi. C’è correlazione? Cosa fare?

curare le emorroidi in menopausa

Fra i problemi che l’età si porta appresso c’è anche la patologia emorroidaria che è più frequente nelle donne che hanno superato i 50 anni. Da cosa è determinata? Quali sono le terapie? Quali gli esami da fare?

Imbarazzante, doloroso, fastidioso. Non c’è bisogno neppure di spiegare come e perché le emorroidi sono tra i disturbi più odiosi e detestabili. Si calcola che oltre il 60% della popolazione mondiale soffra di questa patologia che si manifesta in modo più grave nelle persone che hanno superato i 50 anni.

Molte donne hanno sperimentato, in via transitoria, i fastidi provocati dalle emorroidi durante la gravidanza o dopo il parto, condizioni nelle quali la pressione e le contrazioni della muscolatura addominale sono più intense del normale e rappresentano una delle principali cause di emorroidi e/o ragadi (che sono ad esse collegate).

Dopo una certa età, però, il problema può ripresentarsi e tendere a cronicizzare, aggravandosi.

Cerchiamo di capire cause, conseguenze, gradi della malattia e cosa fare per curarsi.

Cosa sono le emorroidi

Il significato letterale della parola di origine greca “haimorroides” è “sangue che scorre”. Si tratta, infatti, di dilatazioni dei plessi venosi situati in corrispondenza dei tessuti dell’ultimo tratto del retto e dell’ano. Questi piccoli cuscinetti, riccamente irrorati di vasi sanguigni, svolgono un ruolo importante nel ricambio di sangue a livello dell’ano e, in determinate situazioni, possono ingrossarsi causando dolore.

Quando si dice di “soffrire di emorroidi” o di “avere le emorroidi” significa che questi cuscinetti sono gonfi in modo anormale: le vene che li attraversano li fanno dilatare oltre misura provocando inizialmente fastidio e a volte sanguinamento.

Se la malattia avanza e le emorroidi non vengono curate, oltre a forti dolori e problemi correlati, le conseguenze possono essere anche piuttosto serie. Per cui è importante non sottovalutare il problema e farsi visitare al più presto da un medico.

Sintomi delle emorroidi: come riconoscere il problema

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Ci sono alcuni casi nei quali le emorroidi ingrossate non danno particolari sintomatologie, ma si tratta di situazioni non comuni. Normalmente la loro presenza “ingombrante” si fa sentire ben presto, consentendoti di intervenire altrettanto velocemente gestendo la malattia senza grandi conseguenze.

I sintomi principali sono:

  • Senso di pesantezza e fastidio
  • Prurito e bruciore soprattutto dopo l’evacuazione
  • Dolore durante l’evacuazione (o subito dopo) associato spesso a sanguinamento

Gli stadi della malattia sono progressivi e si classificano solitamente in gradi.

  • Primo grado: il fastidio si avverte soltanto quando si va in bagno, momento nel quale – per compressione – i cuscinetti si gonfiano. Solitamente in questo stadio si evidenziano solo disturbi blandi (prurito, pesantezza) e a volte si può avere un lieve sanguinamento.
  • Secondo grado: si ha un prolasso della sottomucosa (ovvero le emorroidi si gonfiano e tendono a prolassare). Tutto ciò avviene più spesso internamente. A volte il prolasso può essere esterno ma si riduce spontaneamente una volta terminata la defecazione. Il sintomo dominante, a parte il prurito, la pesantezza, il fastidio, è il sanguinamento che può diventare anche molto importante.
  • Terzo grado: le dimensioni dei cuscinetti sono notevolmente più grandi del normale, aggravando il prolasso. A questo stadio le emorroidi fuoriescono e non rientrano spontaneamente. La sintomatologia si accentua: compare dolore, prurito, sanguinamento, stipsi o incontinenza delle feci.
  • Quarto grado: i cuscinetti sono completamente prolassati e permangono esternamente, anche le mucose risentono del prolasso provocando molto dolore, a spasmi, anche durante la notte. Il sanguinamento è costante e si aggravano anche stipsi, incontinenza, senso di defecazione incompleta.

Emorroidi in menopausa: quali sono le cause

Generalmente le condizioni che favoriscono la comparsa di questo disturbo sono:

  • Stipsi cronica o dissenteria
  • Sedentarietà
  • Sforzi eccessivi nell’evacuazione
  • Sovrappeso
  • Abuso di alcol, spezie, tabacco
  • Dieta povera di fibre o acqua
  • Stress, ansia o preoccupazione

Fra le cause più probabili dell’insorgere di una patologia emorroidaria in menopausa, oltre l’inevitabile fattore ereditario, c’è senza cos'è l'atrofia vulvo vaginaledubbio la stitichezza. Il variare degli equilibri ormonali, infatti, può ripercuotersi anche sulla regolarità intestinale. Per questo motivo è importante mantenere un’abitudine alimentare corretta, composta di una buona percentuale di fibre e vegetali.

Anche la vita sedentaria può portare alla comparsa di emorroidi e la ragione è essenzialmente meccanica: la posizione seduta non facilita il deflusso di sangue nella zona perineale e l’aumento della pressione sulla zona addominale peggiora la situazione. È chiaro che il peso – in questa situazione – ha la sua importanza.

Una menzione a parte merita l’ultima delle condizioni che favorisce le emorroidi: stress, ansia e preoccupazione.

Menopausa e emorroidi: possono essere ansia e stress a provocarle?

Durante la menopausa i cambiamenti si susseguono nella vita di ogni donna, la vita di coppia può subire degli scossoni per via degli effetti dell’Atrofia Vaginale, del calo del desiderio, possono insorgere problematiche legate a ansia, insonnia, umore depresso. Tutto questo si ripercuote negativamente sulla vita quotidiana.

Proprio in questi casi anche la pancia ne risente: il cosiddetto “cervello emotivo” è chiamato così perché è in grado di manifestare delle reazioni autonome alle emozioni, grazie agli oltre 100 milioni di neuroni che avvolgono i 9 metri di lunghezza del nostro intestino.

Non c’è da stupirsi se la cosiddetta “sindrome da colon irritabile”, che determina diarrea, stipsi, crampi, meteorismo (tra le maggiori cause di emorroidi) sia collegata a doppio nodo ad ansia e stress. Sono  maggiormente le donne a manifestare i sintomi di questo disturbo (in percentuale doppia rispetto agli uomini) con una maggiore prevalenza per le persone che hanno superato i 45 anni.

(*) Referenze

  • Nappi RE, Climacteric 2015; 18: 233-240
  • Nappi RE and Kokot-Kierepa M. Climacteric 2012; 15:36-44
  • Nappi RE, et al. Maturitas 2013; 75:373-379