Spotting in menopausa: cos’è, le cause e gli esami da fare

donna in menopausa preoccupata per lo spotting

Se non hai mai sentito questo termine non è detto che tu non ne abbia mai provato gli effetti: lo spotting indica piccole perdite di sangue che, specialmente in menopausa, possono essere frequenti. Ecco quali sono le cause e come intervenire.

I nostri medici ginecologi hanno collaborato alla redazione di questo articolo controllando l’esattezza delle informazioni.

Il verbo “to spot”, in inglese, significa macchiare. Alla luce di ciò, è chiaro cosa significhi “spotting”: in ginecologia si usa questo termine per indicare perdite di sangue, solitamente scuro, che durante la vita fertile si verificano spesso in concomitanza con l’ovulazione oppure alla fine del ciclo.

Lo spotting, però, può anche essere il sintomo di  qualcosa che non va: si può trattare semplicemente di una reazione all’eccessivo stress, di problemi di natura comune, come infezioni, cisti, polipi; oppure di altre problematiche come ad esempio endometriosi.

Dunque le cause delle perdite intime possono essere varie ma vanno sempre indagate con una appropriata visita ginecologica. Vediamo quali possono esserele principali cause durante la  menopausa e quando è il caso di effettuare indagini più approfondite.

Cause dello spotting nel passaggio dalla premenopausa alla menopausa

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Nella transizione fra la perimenopausa e la menopausa “conclamata”, c’è un momento nel quale il ciclo diventa irregolare e “ballerino”: le mestruazioni saltano, poi tornano di nuovo, poi tornano più volte nello stesso mese, poi sono abbondanti o ancora scarse. Insomma l’anormalità è… normale in questo periodo.

In questo strano momento della vita di una donna, nel quale il corpo deve adattarsi a una situazione ormonale e personale inedita e lo stress fisico (e a volte anche quello mentale) è alto, qualche episodio di spotting potrebbe non essere preoccupante.

Tuttavia il consiglio è sempre quello di chiedere una consulenza al tuo ginecologo, se non ti senti tranquilla .

Cause dello spotting in menopausa

Quando il ciclo è sparito da oltre 12 mesi e dunque la menopausa è conclamata, lo spotting deve essere osservato con molta attenzione, come un “sintomo amico” che può essere rivelatore di qualche problematica da trattare con attenzione.

Vediamo quali possono essere le principali cause di perdite intime in menopausa.

Atrofia Vulvo Vaginale

Considerando l’alto numero delle donne che, dopo la menopausa, sono interessate da questa patologia (si parla del 50%, ovvero di 1 donna su 2), è chiaro che fra le prime cause di spotting in L'Atrofia Vulvo-Vaginale interessa una donna su 2menopausa bisogna indicare proprio l’Atrofia Vulvo Vaginale, conosciuta anche come AVV.

Quello che accade è che le pareti della vagina si assottiglino, diventando fragili e soggette a microlesioni e abrasioni che danno origine a piccoli sanguinamenti. Questo può verificarsi, ad esempio, dopo un rapporto oppure anche dopo l’attività sportiva, specialmente se hai sottoposto l’area pelvica a particolare stress ovvero “sfregamento” (una lezione di spinning, un giro in bicicletta o jogging).

Nei casi più gravi il sanguinamento può avvenire anche per il semplice sfregamento con la biancheria intima.

In questi casi è importante consultare un ginecologo esperto in problematiche della menopausa che potrà consigliarti il percorso migliore per alleviare o risolvere disagi e disturbi.

Endometriosi, polipi endometriali

Si tratta di escrescenze di tessuto endometriale che crescono fuori dalla loro naturale sede, si gonfiano di sangue e poi si rompono, provocando un  sanguinamento.

Questo fenomeno è strettamente legato all’ azione  degli estrogeni (perché l’endometrio ha bisogno di questi ormoni per crescere) dunque, generalmente, in menopausa questo non accade più. Un vero sollievo per molte donne che durante la vita fertile hanno sofferto di dolori invalidanti prima e durante il ciclo mestruale.

Tuttavia può accadere che un’endometriosi asintomatica si manifesti in perimenopausa nel momento in cui generalmente la sindrome premestruale peggiora un po’ i suoi sintomi. Una cisti endometriale potrebbe manifestarsi anche dopo la menopausa.

Anche in questo caso, una visita ginecologica è consigliata.

Spotting dopo i rapporti intimi in menopausa

Abbastanza frequenti in menopausa sono le piccole perdite che si verificano dopo un rapporto intimo con il partner. Quando si verifica ciò, è molto probabile che sia una conseguenza della secchezza vaginale. In poche parole, la carenza di lubrificazione naturale può causare dei microtraumi alle pareti vaginali  e causare delle piccole perdite. In questo caso si tratta di perdite rosso vivo.

Se accade ciò, è il momento di verificare con il tuo ginecologo se si tratta di un segnale di Atrofia Vulvo Vaginale

Spotting in menopausa: gli esami da fare

Le perdite di sangue in menopausa sono molto comuni ma questo non deve essere un buon motivo per minimizzare o aspettare che il sintomo sparisca da sé.

Per effettuare una prevenzione doverosa è bene sottoporsi – sempre su consiglio del ginecologo – a una serie di esami approfonditi che possano individuare le ragioni dello spotting.

Innanzitutto è importante sottoporsi a un esame pelvico transvaginale o un’ecografia che permette al ginecologo di osservare eventuali anomalie. Si tratta di un esame indolore e normale che hai già fatto molte altre volte nella vita. Non c’è motivo per affrontarlo con ansia proprio adesso.

Se non l’hai effettuato negli ultimi due anni, è bene ripetere un Pap-test. Anche in questo caso si tratta di un esame veloce e indolore che si effettua senza particolari preparazioni. Si preleva un campione di secrezione uterina per mezzo di un tampone e si analizza per verificare eventuali anomalie o modificazioni.

Se il ginecologo lo richiede, potrebbe essere necessario un esame diagnostico ancora più approfondito: l’isteroscopia. Se il tuo medico dovesse richiedere questo esame non preoccuparti: anche se il nome fa pensare a qualcosa di spiacevole, in realtà si tratta di un esame piuttosto semplice che prevede l’esplorazione della cavità uterina e della cervice per mezzo di una microcamera montata su un tubicino estremamente sottile (si parla di millimetri).

Solitamente non è necessaria l’anestesia perché si tratta di un procedimento indolore. In alcuni casi specifici si può procedere con una leggera anestesia locale.

In ogni caso il ginecologo darà alla paziente tutte le informazioni di preparazione e di esecuzione dell’esame per ridurre tensione e stress: è importante che durante l’esame tu sia rilassata e tranquilla così da distendere i muscoli uterini e consentire alla sonda di penetrare senza resistenze. Durante l’isteroscopia si può anche prelevare un campione di tessuto per effettuare una biopsia. In ogni caso si tratta di un esame rapido: generalmente dura non più di 15 minuti.

(*) Referenze

  • Nappi RE, Climacteric 2015; 18: 233-240
  • Nappi RE and Kokot-Kierepa M. Climacteric 2012; 15:36-44
  • Nappi RE, et al. Maturitas 2013; 75:373-379