Le declinazioni dell’amore in menopausa, tre coppie parlano di sé

Tre storie diverse ma simili che raccontano le diverse declinazioni della vita di coppia dopo i 55 anni.

L’amore è una cosa che capita nella vita più o meno di tutti. E non intendo dire che “capita” come una cosa brutta. Intendo dire che capita e basta: un giorno ti sorprendi a fissare il vuoto pensando a un’altra persona e… paf! Ecco. Ti sei innamorata. Hai incontrato l’amore. È “capitato” anche a te.

E così, leggendo le ultime righe, in base a quando è avvenuta questa epifania nella tua vita hai immaginato una versione di te che fissa il vuoto: appena adolescente, liceale, adulta oppure già matura. Perché non ci sono età giuste per innamorarsi. E non ci sono età giuste per amare.

Tu, in quale di queste coppie ti rivedi?

Franco e Marica, appassionati solitari

Sono insieme dal giorno dell’esame di maturità. Due geni. Lui appassionato di matematica e tecnologia, diplomato in pianoforte, con la patente da sub e una passione per i superleggeri. Lei fortissima in fisica, già dal terzo superiore guadagnava discrete cifre dando ripetizioni a mezza scuola, che aveva organizzato in gruppi omogenei. Si erano incontrati dopo l’esame scritto di matematica: erano gli unici due a essere usciti dopo appena un’ora e mezza dalla consegna delle tracce. Gli unici diplomandi già fuori, forse in tutta la città. Non hanno potuto fare a meno di vedersi, di parlarsi. Da quel giorno sono passati molti mesi prima che accadesse qualcosa di significativo, ma quel “qualcosa” sarebbe stato talmente tanto significativo che oggi, a 56 anni, sono ancora qui a chiacchierare.

Sono una di quelle coppie che a vederli insieme non diresti che sono marito e moglie. Due stili diversi, anche nell’abbigliamento, voglio dire: fanno certamente shopping ognuno per sé. Ma nonostante siano così diversi, una volta svelato il legame, riesci a mettere a fuoco dei gesti, delle frasi, degli atteggiamenti tra loro così inequivocabili… di una dolcezza struggente.

Insomma Marica e Franco hanno quella marcia in più data dalla complicità, la stessa che si può trovare tra due amici. È qui che nasce l’equivoco. È così rara che quando la vedi in una coppia-coppia quasi non la riconosci.
Marica dice che è il segreto del loro rapporto: non hanno mai realmente condiviso una passione (a parte quella per la pizza) ma ne hanno sempre avute di proprie, che hanno coltivato con dedizione quasi maniacale. Dice che vivono bene perché hanno conservato i loro spazi autonomi.

“Anche in altri termini, sai?”, dice Marica: “A volte è capitato che fossimo così tanto concentrati su qualche obiettivo che abbiamo passato mesi senza toccarci. Ma questo non è mai stato un problema. Era necessario, per entrambi, e funzionale, io posso capirlo perché sento lo stesso su di me. Noi siamo appassionati solitari. Ci piace fare le cose e ci mettiamo anima e corpo, anche se ognuno per conto nostro. Poi abbiamo sempre ripreso, con ritrovato piacere e con la gioia di non dover pensare ad altro. Anche da quando è un po’ più difficile per via della mia… insomma… con la menopausa sono cambiate un po’ di situazioni… non c’è mai imbarazzo. Si cerca di fare al meglio che si può senza troppi pensieri. Sono andata dal ginecologo, quello sì, e ho fatto bene, sai? Ho scoperto intanto che non c’è da allarmarsi perché è abbastanza normale un po’ di secchezza e comunque ci sono trattamenti adeguati”.

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Alberto e Ilaria, classici intramontabili ma solo dopo una certa età

Innamorati come due ragazzini, lui sempre galante e impeccabile, lei sottile e molto aggraziata nei suoi vestitini avvitati alla Audrey Hepburn. Belli persino da vedere. Alberto e Ilaria sembrano sempre felici e con i loro denti perfetti, bianchi e allineati sembrano due attori californiani, due classici intramontabili. E diresti che si conoscono da una vita tanto che quasi riesci a immaginare le loro foto ambrate degli anni ’70: insieme a Capri vestiti di bianco, insieme a Parigi a passeggio per la Croisette, poi lei con il pancione e uno splendido abito a palazzo che quasi nasconde la gravidanza che non l’ha fatta ingrassare di un etto.

E invece no. Sono insieme da appena un anno dopo un paio di divorzi, da ambo i lati. Si sono conosciuti dopo i 52 di lui (lei qualcuno in più e la menopausa già scoccata) in un modo molto singolare.

Da quando era sola, Ilaria non si era risparmiata quanto a mondanità e usciva spesso. Le serviva come medicina. Gli ultimi anni prima della separazione erano stati duri e bui: lui si era trovato un’altra e lei si colpevolizzava perché pensava fosse a causa sua, visto che non aveva praticamente più voglia di lui. Non aveva voglia mai, e anche quando un certo senso di responsabilità coniugale la sorprendeva appena prima di prendere sonno, pensava che sarebbe stato doloroso e fastidioso, secca com’era. Non se ne parla.

Non è che non l’amasse, anzi, allora non immaginava una vita senza di lui. Era più come se il suo corpo avesse maturato piano, piano una serie di intolleranze progressive ad alcuni suoi gesti e atteggiamenti che, solo adesso, notava. E in fondo, in fondo detestava. “Buonanotte”.

Ma le notti non erano buone per niente, si svegliava di continuo, le sembrava che il cuore volesse uscirle dal petto, poi si alzava per bere, per far pipì diverse volte, per piangere in silenzio sedutacos'è l'atrofia vulvo vaginale sul boudoir, guardando suo marito dormire e sognare un’altra donna. Forse anche un’altra vita.
Ma Ilaria, nonostante la sua figura esile non era certo una rammollita.

Dopo qualche mese di questa tiritera era andata dallo psicoterapeuta. Dopo 3 mesi di terapia si era separata. Dopo 8 mesi aveva smesso di avere attacchi di panico e stava tornando in forma. Aveva cambiato colore di capelli e riaggiornato la palette dell’armadio e spesso la sera usciva con un paio di amiche con le quali si divertiva persino a cercare avventure come quando aveva 30 anni… o forse sarebbe meglio dire “a immaginare” visti i risultati. Poi, di botto, aveva smesso di andare dal terapeuta, perché… si vedevano ogni tanto a cena, cioè: uscivano insieme!

Ed eccolo Alberto. Che era tutto ciò che non era il suo ex. E che soprattutto era una novità. Le sembrava che già questo bastasse affinché il suo corpo potesse rispondere meglio ai comandi dell’amore. La voglia era tornata. Ma i suoi fastidi non erano spariti (no, non era tutta colpa del suo ex). Da donna intelligente aveva evitato rimedi trovati su Google e si era rivolta al ginecologo scoprendo l’esistenza dell’Atrofia Vulvo Vaginale ma anche di trattamenti adeguati. Così oltre alle cene chic, con Alberto le cose si sono fatte più serie… Certo non è proprio come a trent’anni, ma ci si va vicino.

Remo e Giulia e l’arte della metafora

Colazione, pranzo e cena, primo, secondo e contorno: si mangia a casa di Giulia. È una vera regina della cucina. Che se non si vergognasse da matti ci andrebbe veramente alle selezioni per Masterchef e farebbe assaggiare ai giudici il suo epico filetto al Barolo. Ma si vergogna troppo. È il suo tratto più caratteristico.

Arrossisce per niente, parla poco, e anche con il marito Remo è cauta, delicata. Si sono sposati che lei aveva ventisei anni, lui trenta. Hanno quattro figli. Un solido gruppo di amici con i quali il venerdì sera giocano a Burraco e chiacchierano fino a tardi e poi il sabato sera tutto per loro. Regolari come un orologio svizzero. E ogni sabato sera, da quando la menopausa è arrivata, Giulia stringe i denti. Lui è stato sempre un tipo focoso, ma ora la sua intimità divenuta delicatissima e l’appeal irruento di Remo non vanno più d’accordo.

Al di là del dolore, che arriva dopo un po’, nei giorni successivi soffre per un bruciore intimo intenso che non le dà tregua. Non riesce neppure a star seduta per tutto il pranzo, e così fa finta di sparecchiare di fretta. Ma per indole, tace. Non una parola con Remo, non una con la figlia Laura, non una con le amiche del burraco. E la situazione peggiora di weekend, in weekend. Da un po’ di tempo ha iniziato anche ad avere perdite ematiche che la preoccupano un po’. Sarà costretta a fare una delle cose per lei emotivamente più pesanti: andare dal ginecologo. E infatti, rimanda che ti rimanda, sono passati quasi cinque anni dall’ultima visita.

Non sa come farà a spiegare alla ginecologa questa cosa senza sudare dalla vergogna e dalle vampate e senza impappinarsi e fare la figura della sciocca. Ma deve proprio andarci, e soprattutto deve spiegare cosa le succede ogni volta che Remo la prende. Così prepara un discorso, per non farsi fregare dall’emotività, lo scrive, e lo ripete persino – per metà – davanti allo specchio: una contorta metafora dei suoi disagi intimi, con tanto di personaggi che prendono le sue parti e quelle di Remo. Aveva letto di questo trucco su un articolo che spiegava come superare la vergogna di parlare in pubblico e, anche se non doveva tenere una conferenza stampa sulla sua vagina, il carico emotivo per lei era lo stesso.

E così il giorno dell’appuntamento arriva. Entra nello studio, tace. Non ha il coraggio di attaccare con il copione che aveva preparato, ma abbozza un: “Sì, una… visita di controllo”.
Dopo la visita, la dottoressa la trattiene per qualche minuto di consulenza e le spiega che se sente dolori e bruciori è a causa dell’Atrofia Vaginale e che per questo motivo osserva piccole perdite e fastidio dopo i rapporti. E, soprattutto, le dice che questo non significava affatto interrompere le serate a due con il marito, solo che era giunto il momento di prendersi cura un po’ di queste sue delicatezze, in un modo adatto. Tutto qua.

Sollevata, quasi felice, Giulia aveva stretto la mano della ginecologa ed era uscita, con il suo discorso spiegazzato ancora nella tasca della giacca. Era felice di non dover rinunciare a Remo: anche se non glielo diceva, amava il suo modo di farla sentire sua, le piacevano le sue braccia forti e il fatto che lui si abbandonasse totalmente, la facevano sentire potente e capace come non si sentiva mai. No. Non era ancora pronta a lasciar svanire i suoi sabato sera.

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