L’Atrofia Vulvo Vaginale è una condizione frequente dopo la menopausa, ma ancora poco raccontata. La ginecologa Antonella Agnello spiega i segnali da non sottovalutare e perché parlarne con lo specialista.

L’Atrofia Vulvo Vaginale è uno di quei temi che molte donne conoscono sulla propria pelle, ma che spesso faticano a nominare. Secchezza, bruciore, prurito, dolore durante i rapporti, fastidi urinari, cistiti ricorrenti: sono segnali che possono entrare nella vita quotidiana e condizionare il benessere, l’intimità, la serenità finanche la vita di coppia.

Anche a te sarà capitato, forse, di pensare: “Sarà normale, sono in menopausa”. Oppure: “Non è così grave, posso sopportare”. O ancora: “Ne parlerò alla prossima visita”, per poi uscire dallo studio senza aver trovato il coraggio di dirlo.

Eppure, proprio qui sta il punto: l’Atrofia Vulvo Vaginale è frequente, in Italia ne soffre oggi 1 donna su 2, ha cause precise, tende a peggiorare nel tempo e soprattutto può essere affrontata. Non deve diventare una condanna silenziosa.

Ne abbiamo parlato con la ginecologa Antonella Agnello, che riceve a Padova e che ha scelto di dedicare attenzione proprio a questo argomento perché, come racconta, è una problematica molto sentita dalle donne dopo la menopausa.

Atrofia Vaginale: perché è così frequente dopo la menopausa?

Il primo aspetto da chiarire riguarda la frequenza del disturbo. L’Atrofia Vulvo Vaginale non è un’eccezione rara, né un piccolo fastidio di cui vergognarsi. Secondo la dottoressa Agnello, «Coinvolge ben oltre la metà delle donne in menopausa anche se spesso non viene raccontata fino in fondo».

Il dato reale, spiega la ginecologa, può essere persino difficile da misurare con precisione, «perché molte donne non ne parlano. A volte per pudore, a volte perché non sanno che quei sintomi hanno un nome, altre volte perché durante la visita non viene posta la domanda giusta».

Il punto di partenza è il cambiamento ormonale tipico della menopausa. Con la riduzione degli estrogeni, e più in generale con il nuovo equilibrio ormonale, i tessuti vulvari e vaginali cambiano. Diventano progressivamente meno elastici, meno lubrificati, più fragili.

«È facile capire perché si verifica l’Atrofia Vulvo Vaginale: vengono a mancare gli estrogeni e con essi diventa carente la produzione di collagene, elastina e altre sostanze che contribuiscono a mantenere la mucosa nutrita, elastica e protetta. Mancano anche altri ormoni con l’avvento della menopausa, ma la componente estrogenica a livello delle mucose è molto importante».

«Tutta quell’azione che gli ormoni hanno sui tessuti – e anche sulla pelle, beninteso – viene via via a mancare, in maniera più o meno accentuata a seconda della donna. Anche a livello vascolare e nel sistema nervoso si hanno cambiamenti perché gli ormoni agiscono in tutto il nostro corpo».

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Atrofia Vulvo Vaginale: i sintomi da riconoscere

«Quando si parla di Atrofia Vulvo Vaginale, spesso si pensa solo alla secchezza. In realtà il quadro può essere più ampio. La secchezza è comune e può anche essere il segnale di altro, ad esempio un’infezione, certo, ma spesso non è l’unico segnale.

La donna può avvertire bruciore, prurito vulvare, dolore durante i rapporti, fastidio dopo i rapporti, sensazione di irritazione o piccoli taglietti, difficoltà durante la minzione, maggiore vulnerabilità alle infezioni urinarie.

Proprio il dolore nei rapporti è uno dei motivi per cui molte donne finiscono per evitare l’intimità. Non perché il desiderio sia necessariamente scomparso, non perché la relazione non sia più importante, ma perché il corpo associa quel momento al dolore. Se una cosa fa male, non si va a cercare, però tutto questo limita moltissimo la donna che, dato l’allungamento della vita media, vive in menopausa per molti anni».

È una frase semplice, ma molto vera. Quando un’esperienza diventa dolorosa, la si evita. E quando si evita, si rischia di rinunciare a una parte importante della propria vita, della coppia, della femminilità, del piacere di sentirsi bene nel proprio corpo.

Ma la dottoressa Agnello sottolinea un punto fondamentale: l’Atrofia Vulvo Vaginale non riguarda solo la vita sessuale.

Atrofia Vulvo Vaginale e sindrome genitourinaria: non è solo un problema di coppia

«Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di sindrome genitourinaria della menopausa, un’espressione più ampia che include non solo i disturbi vulvari e vaginali, ma anche quelli urinari e della sfera sessuale.

Questo perché il cambiamento dei tessuti non si ferma alla vagina. Può coinvolgere anche il basso tratto urinario, favorendo bruciori, fastidi, urgenza, cistiti ricorrenti o cistiti dopo i rapporti. Questa vulnerabilità maggiore è legata a una vagina che diventa più stenotica (più stretta), più secca».

La ginecologa spiega che uno dei motivi per cui le donne arrivano in ambulatorio è, ad esempio, la comparsa di cistiti ricorrenti, in particolare dopo i rapporti.

«Quella che un tempo veniva chiamata, nelle donne giovani, “cistite della luna di miele”, può ripresentarsi anche più avanti negli anni, quando lo scenario è cambiato: non c’è né il miele né la luna ma il fastidio resta!».

Ecco perché parlarne con il ginecologo è così importante: perché dietro una cistite che ritorna, dietro un bruciore che sembra urinario, dietro un fastidio che non passa, può esserci anche un quadro di Atrofia Vulvo Vaginale da valutare.

Atrofia Vulvo Vaginale: il pudore che impedisce di chiedere aiuto

Uno dei passaggi più delicati riguarda il pudore. Molte donne non parlano di secchezza, dolore o fastidio vulvare perché si sentono in imbarazzo. Magari hanno costruito negli anni un rapporto di fiducia con il ginecologo, ma quando arriva il momento di dire “ho dolore nei rapporti” o “sento secchezza” qualcosa si blocca.

La dottoressa Agnello racconta una scena molto frequente.

«Tutti i giorni c’è una donna che lo sente come un problema ma che non ne parla, anche se io sono una ginecologa donna e teoricamente dovrebbe essere più semplice. Spesso, alla fine di una visita dove ha riferito che va tutto bene, quando io pongo delle domande più specifiche, solo allora la paziente riesce a dire che c’è – ad esempio – una sensazione di secchezza che la disturba».

È un momento che molte donne riconosceranno. Si arriva in visita per un controllo, si risponde “tutto bene”, poi quando si è quasi sulla porta emerge la frase vera. Quella rimasta in sospeso per tutta la visita.

Il bruciore può far pensare a un’infezione, ma non è sempre così

La secchezza, spiega la ginecologa, non è sempre e solo percepita durante i rapporti. A volte è esterna, vulvare, associata a piccoli taglietti, a bruciore, a fastidio durante la minzione.

«Per esempio, alcune donne avvertono una sensazione di abrasione, come se sulla vulva ci fossero dei taglietti, delle piccole lesioni, non una vera e propria secchezza vaginale. Questo disagio, legato a taglietti che si formano sulle mucose per via della fragilità dei tessuti, vuol dire anche avvertire bruciore durante la minzione, perché nel momento in cui la mucosa è lesionata e passa l’urina è normale che bruci. E allora cosa si fa? Molte donne pensano a un’infezione che dà più o meno le stesse sensazioni, magari fanno anche una terapia antisettica con qualcosa di autoprescritto o consigliato dal farmacista o dal medico di base, poi magari fanno l’urinocoltura, è negativa, e allora pensano di aver risolto salvo accorgersi che il disturbo continua. Solo allora, magari, pensano a rivolgersi al ginecologo. Così prima di arrivare al ginecologo passano molti mesi e questo peggiora soltanto la situazione.

Perché accade? Il motivo da un lato è la scarsa informazione (a volte, anche dei medici di base e dei farmacisti) sull’Atrofia Vulvo Vaginale e sulle conseguenze che il calo estrogenico normale, che tutte le donne si trovano ad affrontare in menopausa, può comportare; dall’altro lato c’è anche la vergogna a parlarne. Un’accoppiata di ragioni che non fa che ritardare l’attivazione di contromisure efficaci che ci sono e si possono personalizzare».

Questo passaggio è importante perché aiuta a distinguere meglio i segnali. Non sempre il bruciore è “solo cistite”. Non sempre il fastidio è “solo irritazione”. A volte serve uno sguardo specialistico per capire da dove nasce davvero il problema: ritardare la diagnosi (o peggio, evitarla del tutto) serve solo a rimandare un possibile trattamento e questo potrebbe portare ad un peggioramento delle condizioni e di conseguenza ad una tendenza automatica a evitare l’intimità, che potrebbe risultare difficile poi da superare. 

Atrofia Vulvo Vaginale e stenosi: quando la vagina diventa più stretta

Un tema di cui si parla ancora poco è la stenosi, cioè il restringimento progressivo del canale vaginale. Può accadere nel tempo, soprattutto se i tessuti perdono elasticità e nutrimento. Alcune donne se ne accorgono durante i rapporti, altre durante una visita ginecologica, altre ancora non lo percepiscono subito perché non hanno una vita sessuale attiva.

La dottoressa Agnello spiega il meccanismo in modo molto chiaro.

«L’effetto degli estrogeni non agisce solo sullo strato mucoso, ma anche su quello muscolare e su quello nervoso. Nel momento in cui tutto questo perde tono a più livelli e nei vari strati, è ovvio che piano piano questa vagina tende a perdere elasticità».

La perdita di elasticità può essere più evidente in alcune donne rispetto ad altre, anche in base alla storia personale, ai parti per vie naturali, alla conformazione dei tessuti, alla durata della menopausa e ad altri fattori individuali.

«I tessuti tendono un po’ ad arretrare, come accade per le rughe che nascono sul viso. Questa retrazione porta ad avere una vagina più stretta in termini pratici».

Capire che il cambiamento dei tessuti è reale aiuta a focalizzare che non è “tutto nella testa”. Non è una fissazione se le donne sentono qualcosa di diverso. Non è sempre una questione di desiderio o di volontà se c’è più difficoltà nei rapporti. Il corpo cambia, i tessuti cambiano, e questi cambiamenti possono essere osservati e trattati con l’aiuto dello specialista.

La stenosi, aggiunge la ginecologa, può avere conseguenze anche sulla prevenzione. Una vagina molto ristretta e dolente può rendere più difficile l’esecuzione di alcuni controlli ginecologici.

«Ci sono donne che mi dicono: io non ho niente, non mi serve niente perché tanto non ho più rapporti, perché vedono la salute genitale solo funzionale al rapporto sessuale, ma non è affatto così. Quello che cerco di far capire è che una vagina così stenotica nel tempo può rendere difficile anche fare prevenzione, perché non riesci neanche a eseguire un controllo».

Atrofia Vulvo Vaginale e dolore nei rapporti: perché può comparire prima, durante o dopo

Il dolore nei rapporti, chiamato anche dispareunia, non è sempre uguale. Può comparire all’inizio della penetrazione, più in profondità, durante il rapporto oppure dopo, con bruciore vulvare o vaginale.

La dottoressa Agnello distingue bene le diverse situazioni.

«Ci sono dolori nei rapporti molto diversi.

C’è chi ha dolore all’introito, proprio all’inizio dell’atto, al livello del vestibolo. In questo caso, il corpo può reagire come se dovesse difendersi. La donna si irrigidisce, contrae, anticipa il dolore ancora prima che arrivi e, con la rigidità, può addirittura peggiorare la sensazione di dolore. Io dico che si crea un muro.

Altre donne invece riferiscono un dolore più interno, percepito durante il rapporto come bruciore o attrito, magari non all’inizio del rapporto, ma durante. La ragione è che le pareti vaginali diventate atrofiche quindi non nutrite, non lubrificate, più sottili, si possono irritare o lesionare facilmente ed è chiaro che provochino dolore.

Infine, ci sono donne che riescono comunque ad avere rapporti, magari aiutandosi con soluzioni temporanee, ma poi avvertono bruciore o malessere dopo il rapporto. Queste donne hanno comunque un disagio e potrebbero, per questo motivo, limitare l’attività sessuale».

Questo significa che non esiste un unico modo di vivere
l’Atrofia Vulvo Vaginale
. Ogni donna può avere disturbi diversi,
intensità diverse, paure diverse
. Ed è proprio per questo che la
valutazione ginecologica è fondamentale: serve a capire dove si manifesta il
dolore, quanto è severo, quali tessuti sono coinvolti e quale percorso può
essere più adeguato.

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Atrofia Vulvo Vaginale e prurito: un disturbo da non sottovalutare

Il prurito vulvare è un disturbo molto comune, ma non va mai liquidato con leggerezza. Può essere collegato all’Atrofia Vulvo Vaginale, ma può anche essere il segnale di altre condizioni che richiedono diagnosi e attenzione.

La dottoressa Agnello insiste infatti molto su questo punto. «Il prurito vulvare può essere sintomo di patologie diverse. Spesso, se la donna ha prurito vulvare, la prima cosa che fa è andare in farmacia e mettere un prodotto da banco consigliato sulla parola, senza una diagnosi, basata su una visita».

Il rischio è coprire temporaneamente il sintomo senza capirne la causa. Se il prurito ritorna, se persiste, se si associa ad alterazioni della pelle, cambiamenti di colore, lesioni o fastidi ricorrenti, è importante farsi valutare.

«Se questo prurito ritorna, bisogna fare dei controlli e valutare se è legato a una questione di Atrofia Vulvo Vaginale oppure ad altre condizioni. La vulva è la parte più esterna, in teoria più facile da controllare, però spesso è la più trascurata. Se c’è prurito vulvare, non va sottovalutato».

Il messaggio è chiaro: il prurito non deve spaventare, ma deve portare a un controllo. Non serve pensare al peggio, ma nemmeno abituarsi a convivere con un sintomo che ritorna.

Atrofia Vulvo Vaginale: quali trattamenti esistono, senza improvvisare

Uno dei concetti più importanti emersi dall’intervista è che oggi esistono strumenti diversi per aiutare le donne con Atrofia Vulvo Vaginale. La scelta dipende dalla gravità dei disturbi, dalla storia clinica, dalle preferenze della donna, dalla presenza di eventuali controindicazioni e dalla valutazione del ginecologo.

Possiamo menzionare i trattamenti possibili per grandi categorie: esistono approcci locali, fisici, sistemici, orali ormonali o non ormonali, soluzioni personalizzabili e adatte per le diverse esigenze e situazioni.

La dottoressa Agnello parla infatti di un vero e proprio gradiente terapeutico.

«Oggi abbiamo gli strumenti per poter aiutare le donne. In questi termini il concetto di gradualità è fondamentale. Non tutte le donne hanno bisogno dello stesso trattamento e non tutte hanno lo stesso rapporto con le diverse opzioni disponibili. Alcune preferiscono approcci locali, altre fanno fatica a mantenere costanza con trattamenti di quel tipo, altre ancora possono avere indicazione a percorsi differenti. Spesso, nel trattare l’Atrofia Vulvo Vaginale e, più in generale, la sindrome genito-urinaria della menopausa, abbiamo bisogno di una sinergia di azioni».

La scelta, però, non deve mai essere autonoma o casuale. Va personalizzata.

È per questo che il dialogo con il ginecologo, meglio ancora se esperto di menopausa, è così importante. Non si tratta solo di “dare qualcosa per la secchezza”, ma di valutare un quadro più ampio.

Atrofia Vulvo Vaginale: i consigli pratici della ginecologa per tutte le donne

La dottoressa Agnello riassume, infine, alcuni consigli pratici per le donne.

«Il primo, è forse il più semplice, è anche il più difficile: fidarsi del ginecologo e parlarne. Se la donna non chiede aiuto, diventa davvero difficile trattare una problematica. Qui devo dire, però, che la responsabilità non è solo della paziente. Anche il ginecologo deve ascoltare, fare domande, lasciare il tempo necessario perché la donna superi il pudore. Delle indagini hanno evidenziato come a volte la colpa sia anche nostra, di noi ginecologi, che trascuriamo questo aspetto».

Ecco perché – come ribadiamo sempre – bisogna sentirsi libere di chiedere un secondo parere oppure anche cambiare specialista, se quello al quale ci siamo rivolte fin ora non ci dà quella tranquillità della quale abbiamo bisogno.

«Poi ci sono l’igiene e lo stile di vita, che non sostituiscono i trattamenti quando servono, ma possono contribuire al benessere generale. È importante un’igiene adeguata, anche al livello alimentare, per evitare delle disbiosi che si possono ripercuotere sulla salute generale e sulla salute intima, accelerando l’invecchiamento cellulare. Quando si crea uno stato infiammatorio, si crea tutta una serie di discomfort».

Il rapporto tra intestino, microbiota, mucose e disturbi intimi è complesso, e non sempre è facile capire dove inizi il problema.

Atrofia Vulvo Vaginale: la frase da portare alla prossima visita

Se hai letto fin qui e ti sei riconosciuta in qualche passaggio, forse il prossimo passo è molto più semplice di quanto sembri.

Non serve trovare parole perfette. Puoi dire al ginecologo: “Sento secchezza”, “Ho dolore nei rapporti”, “Ho bruciore dopo”, “Ho prurito che ritorna”, “Mi capita di avere cistiti dopo i rapporti”, “Durante la visita mi fa male”, “Ho paura che sia normale e di dover sopportare”.

Sono frasi semplici, ma aprono una porta.

La dottoressa Agnello lo ha detto con chiarezza: oggi gli strumenti ci sono. La cosa importante è non rassegnarsi e non trasformare il pudore in silenzio.

La menopausa è una fase naturale della vita, ma naturale non significa che ogni disagio debba essere sopportato. L’Atrofia Vulvo Vaginale può avere un impatto profondo sulla qualità della vita, sulla coppia, sul sonno, sull’umore, sulla sicurezza di sé, perfino sulla prevenzione ginecologica.

La buona notizia è che non devi affrontarla da sola. Il primo trattamento, spesso, è proprio una conversazione sincera con il ginecologo.


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